
Roma Brucia. E con se, le sue donne.
Donne impavide, che si ritagliano il loro spazio nel mondo degli uomini.
Donne con le palle e con vagine bagnate a comando.
Donne che parlano male, donne che non parlano.
Donne che rinunciano alla parola per mostrarsi.
Ogni quartiere ha la sua donna.
La donna che fa l’ uomo, la donna che fa la bambina.
La donna che si trascura, la donna che si cura.
In questo ritratto, l’uomo osserva.
Osserva la sua impotenza dinanzi a lei.
Osserva il suo ciondolare sotto gli occhi dinamitardi di lei.
Non può muoversi. Non deve parlare.
E vissero felici e contenti.
Siamo davvero tutti destinati a vivere e morire?
Dove sono le persone che possono realmente dire di “vivere”?
Sento parlare le persone e dire “Non mi lamento”, oppure “si va avanti”.
Gente che sopravvive. Esiste. Non vive.
Dove siamo noi? Dove è finito il collante che tiene unita la mente con il corpo?
“Polvere siamo e polvere ritorneremo” si usa dire. Teoricamente la seconda ipotesi potrebbe apparire veritiera. Non credo che dalle mie ossa spunteranno gardenie o tulipani. Riguardo alla seconda ho dubbi. Siamo polvere noi, oppure è la polvere che ci ha ricoperto corpo e mente ormai indolenti?
blah blah.

Cristalli di pioggia sbattono sulla mia pelle seduto in mezzo al nulla.
Intorno a me persone in cerchio che mi guardano e restano in silenzio.
Li guardo in cerca di una risposta. Di una parola.
Scuotono le loro teste, si guardano negli occhi e poi tornano a volgere lo sguardo su di me.
Sono in cerchio e per vederli tutti devo voltarmi, ma nulla cambia.
Sembrano tutti uguali. Tutti con lo stesso volto, gli stessi occhi, lo stesso sguardo.
Io resto seduto nel centro, stanco, senza più voglia di sperare.
Vedo male. Respiro male.
Mi alzo, cerco di mettere a fuoco la vista su un componente del cerchio.
Lo guardo, lo riconosco. Guardo quella vicino. La conosco.
All’improvviso vedo bene, nitido.
Giro su me stesso, guardo tutte le persone che compongono il cerchio. Li riconosco.
E’ la mia famiglia. I miei parenti. Gli amici. La fidanzata. Non manca nessuno.
Sono lì, fermi, mentre i miei organi, i polmoni, la milza, il fegato, stanno implodendo.
Solo il cervello non si spegne.
Non parlano, osservano il mio corpo che si disfa.
Alcuni ridono, altri esprimono il loro disgusto nei miei confronti con espressioni di disapprovazione.
Inizio ad urlare. Ma dalla mia bocca, esce solamente aria. Non ho voce.
In quel momento vedo loro tendere le mani avanti e aprirle con i palmi verso il cielo nero.
Mi mostrano qualcosa. E’ la mia voce.
Ognuno di loro ha la mia voce, le mie parole non dette, le mie paure, tutto quello che ho tenuto dentro.
I miei sogni, le mie domande. Le domande.
Iniziano a camminare verso di me, mentre camminano disuniscono le mani e lasciano cadere per terra tutte le mie parole.
Apro la bocca e cerco di urlare verso di loro, ma sono impotente.
Dalla mia bocca esce un sibilo.
Continuano ad avvicinarsi in cerchio fino a circondarmi. Sento loro ridere. Mi fissano. Si avvicinano.
Sento il loro fiato rumoroso addosso. La pioggia aumenta il loro odore.
Mi giro, mi sono quasi addosso. Non si fermano.
I miei occhi sono isterici e stanno per cedere. Si rigirano.
Con le ultime forze alzo lo sguardo e vedo lei. Il mio amore. Sorride.
Poi la sua espressione si blocca. Le labbra coprono i denti, e le sopracciglia si alzano all’esterno.
Inizia ad uscire la bava dalla sua bocca, mi volto e vedo tutti quanti con le labbra bianche.
Eccoli, li sento addosso.
Mi schiacciano tra di loro e lottano per un pezzo di me. Li sento ringhiare tra di loro e litigare per la mia pelle.
Io mi lascio andare. Il dolore non lo sento più.

E’ notte.
Fumo l’ultima sigaretta e poi andrò a dormire.
Apro la finestra e mi affaccio.
Davanti ai miei occhi c’è un palazzo, ma guardando oltre vedo la campagna buia.
Cerco di compiere ogni movimento facendo il minor rumore possibile per evitare di svegliare le voci nella mia testa.
In lontananza, tra le colline, vedo delle luci.
Sono piccole ma sembrano vive. E felici.
Sogno di essere lì.
Per curiosità, per vedere di cosa si tratta.
Sono solo luci.
Voglio andare via.
Chiudo gli occhi, respiro e sento l’odore della mia casa come se mi volesse chiamare e dire di rientrare.
Cane e guinzaglio.
Rientro.
Le pareti intorno a me sono vive.
Mi avvolgono, mi abbracciano.
Respirano e assorbono l’ossigeno che manca a me.
…alla fine si tratta solo di dover sopprimere le ombre che volteggiano nel vuoto dentro di me.
Conosco una decina di modi per farlo. Tre di questi sono legali…
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La tua gioia di vivere,
la tua speranza,
la tua voglia di qualcosa di nuovo,
ti porta a rimanere delusa da situazioni, persone, momenti.
In questo modo la tua gioia si trasforma fino a diventare soltanto una finta copertura per nascondere la tua disillusione.
Sorridi amore mio, dietro i tuoi denti bianchi si nasconde il marcio.


Dio ci aveva preparato l’Eden, tutto meraviglioso e terribilmente perfetto.
Tutto ciò che abbiamo intorno in questo pianeta non è stato creato da Dio bensì da noi uomini.
